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I Monaci Trappisti del Monastero di Frattocchie: storia e vocazione
I Monaci Trappisti del Monastero di Frattocchie vivono la loro vocazione secondo la Regola di san
Benedetto (RB) al ritmo dell’ora et labora: della preghiera e del lavoro delle proprie mani.
Chiamati a Roma da papa Leone XIII per custodire le Catacombe di San Callisto, sottraendole a furti e
vandalismi, i Monaci Trappisti ne sono divenuti i custodi. Ma è pur vero che le vocazioni sono
vocazioni e vanno rispettate nella loro essenza costitutiva: il servizio ai pellegrini e ai turisti
compromette la vita monastica. Così nel 1929 la Comunità monastica trappista si trasferisce a Villa
Serena — già di proprietà dei principi Colonna — a Frattocchie, che diverrà poi la foresteria
dell’Abbazia Nostra Signora del Santissimo Sacramento.
Nel monastero trappista, le vocazioni proprie di coloro che abbracciano la vita monastica si
realizzano grazie alla liturgia, all’insegnamento dell’abate e alla vita fraterna, che formano
Cristo nel cuore dei monaci.
Nella chiesa dell’Abazia, cuore del monastero trappista, celebriamo quotidianamente l’Eucaristia,
sorgente e vertice di tutta la vita cristiana, e la Liturgia delle Ore, scuola di preghiera continua
ed elemento privilegiato della vocazione monastica.
La Parola di Dio, attraverso la Lectio divina, forma noi Monaci Trappisti a una disciplina del cuore
e dell’azione, per poter giungere con l’obbedienza allo Spirito Santo, alla purezza del cuore e alla
memoria incessante della presenza di Dio: alla contemplazione, in cui il monaco parla cuore a cuore
con il Signore.
Il lavoro dei Monaci Trappisti si svolge in silenzio. Lo viviamo come un servizio e non ci impedisce
di pregare e di meditare. La vigna, l’uliveto ed un piccolo negozio procurano il sostentamento a noi,
Monaci Trappisti di Frattocchie,e ad altri, specialmente ai poveri attraverso le elemosine,
"perché proprio allora sono veri monaci, quando vivono del lavoro delle loro mani"
(Regola di san Benedetto, 48, 8)
Accogliamo tutti coloro che cercano un approfondimento della loro vita di preghiera,
non solo quanti condividono la nostra vocazione monastica e la nostra fede, ma tutti gli uomini
di buona volontà. Accogliere gli ospiti ed i poveri è tradizione monastica di antica data.
La nostra accoglienza è semplice, fatta con rispetto e affabilità e coloro che lo desiderano
possono trovare l’aiuto di un monaco per l’ascolto e l’accompagnamento spirituale.
Sono questi gli strumenti che consentono di portare a compimento, secondo la grazia di Dio,
le nostre vocazioni.
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